.:ONDE-DELTA:.

ORIGINE

01|03|10

L’altra realtà
Il salto quantico
Tra scienza e Spiritualità
Le onde cerebrali
Le onde “giuste”
Le onde delta
Utilizzo della Legge del Delta





L’altra realtà:

Non ho mai saputo dire con precisione quando sia cominciato il mio percorso di ricerca, ma ogni volta che penso a questo, mi rendo conto che qualsiasi cosa io abbia fatto nella mia vita mi ha portato verso questa ricerca. Fin da bambina avevo l’assoluta certezza che quella che vivevo quotidianamente non fosse la Vera Vita, così la chiamavo allora. Mi capitava spesso di vivere in quell’altra realtà; una realtà talmente convincente da essere più vera della vita. Non so più spiegarlo molto bene, ma allora mi era molto chiaro; oggi con parole da adulta dirò che era come se percepissi un mondo parallelo. Vivevo il quel mondo e anche in questo, e ne comprendevo le differenze. Non so se fosse il mondo immaginario tipico dei bambini, e a dire il vero, a oggi, non so neanche quanto di immaginario o reale vi sia nel mondo dei bambini; essi non si pongono questo problema, vivono e basta.

Nel tempo, appresi che, così come immaginavo, tutta la realtà, può avere prospettive diverse. Da allora non ho mai smesso di vedere tutto da varie prospettive. Riuscivo a destreggiarmi bene tra le due realtà, e anzi, ero andata avanti fino a spingermi a formulare, in modo embrionale, una mia teoria. Partendo dal presupposto che tutto ciò che viviamo nella quotidianità è creazione della nostra mente, (e io che “conoscevo” l’altra realtà, potevo ben dirlo), ero arrivata, per deduzione, ad affermare che anche la malattia non esistesse realmente, ma fosse anch’essa una creazione della mente data da convinzioni. Ero certa che se noi fossimo riusciti a toglierci quelle convinzioni, avremmo potuto vivere in un mondo senza malattie.

C’era e c’è una ragione ben precisa, per cui la mia attenzione si andava a focalizzare sulla malattia e sui possibili metodi per allontanarla dalla nostra quotidianità; questa ragione è che fin dal giorno in cui io sono nata, mia madre è sempre stata in pericolo di vita a causa di una serie di malattie. Questo ma ha portata a vivere la mia vita come una continua corsa contro il tempo. Ora, grazie alla conoscenza acquisita ho fatto di questa mia velocità una virtù, e ciò ha in qualche modo determinato la direzione in cui poi si è evoluta la mia ricerca. È importante, e soprattutto è possibile trasformare qualsiasi cosa in qualcosa di utile per sé e per gli altri. Questa era allora la mia teoria, ma poiché era stata formulata nell’altra realtà, la tenevo ben lontana dalla mia vita quotidiana e soprattutto mi guardavo bene dal parlarne con chicchessia. Nonostante tutto, però, ero molto attenta a percepire i segnali esterni, e un giorno lessi un volantino, e mi soffermai su una frase dalla quale si arguiva che vi erano studi scientifici che confermavano una stretta interdipendenza tra la malattia fisica e il cervello. Sembrava che tali studi avessero portato alla conclusione che qualsiasi tipo di malattia, fosse determinata da meccanismi del cervello che tra le varie risposte a condizionamenti esterni, prevedeva anche quella della malattia stessa.

La mia reazione fu di gioia immediata. Compresi di non essere matta, poi sorrisi al pensiero che forse lo ero comunque, e che l’unica differenza consisteva nel fatto che ci fossero anche altri matti come me… Decisi quindi di approfondire questa strana teoria che studiava il comportamento del cervello umano mettendolo in correlazione con l’intorno, inteso non solo come ambiente presente, ma anche come eredità del passato.
In quegli anni appresi tantissimo.

Confermai l’importanza di vedere la realtà da un’altra prospettiva ed imparai a conoscere le cosiddette memorie biologiche che portano gli esseri umani a vivere una vita che non è del tutto la loro. Memorie che vengono trasmesse generazione dopo generazione e che spingono ad agire secondo degli schemi precostituiti per i quali ci sono risposte, anch’esse precostituite, e quindi automatiche, sulle quali non hanno alcun tipo di consapevolezza. Appresi che la malattia, i comportamenti, gli eventi, quelle che vengono considerate coincidenze, altro non sono che una grande trama di ritmi e cicli all’interno della quale il genere umano si muove da sempre. Mi muovevo con facilità tra tutti quei rapporti di causa ed effetto, e mi divertiva, una volta osservato il sintomo evidente, risalire alla causa scatenante. Arrivai a conoscere tutto delle mie paure che erano causa dei meccanismi di risposta del mio cervello e quindi causa del mio comportamento, e infine imparai ad avere la maestria della mia vita. Alla fine di questi studi, mi sentivo una persona nuova, in grado di affrontare il tratto di strada successivo.

Avevo imparato a “leggere” le persone con la semplice osservazione di ciò che della loro vita appariva esternamente: la forma del corpo, le movenze, le abitudini, la voce, il modo di parlare, la macchina la casa o la trasmissione preferita … insomma, avevo imparato a leggere quelli che con termine tecnico vengono definiti i “manifestati” delle persone, e a padroneggiare le varie tecniche che aiutano nella soluzione dei meccanismi innescati dalle paure. Appresi però anche un’altra cosa, e cioè che il meccanismo di base, innescato dal cervello e che porta al malessere, a qualsiasi livello esso si manifesti, può essere modificato ma non può essere tolto dall’ essere umano in modo definitivo. Perciò si può imparare a individuare il motivo alla base di un dato malessere e risolverlo nel minor tempo possibile, ma non si può pensare di cambiare il meccanismo che si innesca per quel determinato motivo, poiché tale meccanismo è strutturale; fa cioè parte della struttura stessa del cervello umano.

Ero contenta della grande conoscenza acquisita, ma il fatto che non si potesse cambiare la struttura, mi faceva apparire il cervello umano, come una macchina i cui ingranaggi metallici lo rendevano rigido e sempre più inadeguato all’evoluzione… Tutto questo mi suonava strano, comunque, faceva parte dell’altra mia vita che continuavo a tenere separata dalla quotidianità. Nonostante cercassi giustificazioni per evitare di occuparmi di approfondire questa conoscenza, mi resi conto che avevo imparato a ragionare in maniera diversa anche nella quotidianità e sentivo che le mie due realtà si stavano avvicinando molto più velocemente di quanto non immaginassi. Oggi so che avevo attivato un meccanismo energetico talmente forte che solo la mia incoscienza di allora poteva pensare di riuscire a tenere separata da esso anche solo una piccola parte di ciò che mi circondava. Allora tuttavia non ne ero del tutto consapevole, tranne che per il fatto che in ogni aspetto della mia vita avevo cominciato a farmi domande dirette e a cercare la risposta più immediata, superando sempre più spesso le barriere del pensiero razionale. In questo modo ero arrivata a una certezza: nella mia esistenza aspiravo a fare evoluzione. Evoluzione in ogni singolo aspetto di me. Non sapevo ancora come avrei applicato tutto questo a tutti i settori della mia vita, ma intuivo che ne avrei trovato il modo. Stavo cominciando a entrare nell’ordine di idee secondo il quale le mie due realtà, forse non erano poi così separate e distinte.

Proprio mentre comprendevo il bisogno di riportare all’unità le mie due realtà, feci qualcosa di istintivo, che lì per lì non compresi appieno: dopo aver ringraziato l’Universo per l’opportunità datami dallo studio di queste tecniche, decisi che dovevo intraprendere un nuovo percorso, del tutto diverso. Non capivo bene perché avessi fatto questo, ma intuivo che avevo bisogno di cercare altro. I miei studi procedettero quindi in una maniera apparentemente disordinata in cui i manuali di anatomia umana, e i trattati di fisica classica, si alternavano alle scoperte di scienziati che di volta in volta hanno definito la propria disciplina nuova medicina, nuova genetica, nuova scienza… come a sottolineare la distanza dalla scienza classica; e poi ancora trattati di preghiera, teorie sciamaniche, bio – geologia, archeo - astronomia… Tutto si addensava nella mia mente e gli appunti prendevano vita dalle pagine accumulate sulla mia scrivania. Non mi interessava l’ estrema diversità con cui i concetti erano spiegati, poiché mi rendevo conto che tutte le conoscenze che mano a mano acquisivo, mi trasportavano verso la direzione certa dell’esistenza di una realtà molto più ampia e articolata, di quanto gli esseri umani di questo tempo storico non siano abituati a pensare. E infine trovai il minimo comune denominatore che univa quegli studi all’apparenza così disparati: tutte le teorie, le tecniche, le scienze, le meditazioni… andavano a convergere verso un unico punto focale: tutto è un unico cammino.

Traevo così la certezza, sempre confermata da nuove scoperte, che tutto fosse uno. Questa certezza non è mai venuta meno in me, e da questa certezza ho tratto i massimi benefici poiché mi pone in una situazione di assenza di giudizio e quindi mi permette di prendere e di apprendere da tutto.
A un certo punto, però, mi fermai. Dopo sei anni di studi e di ricerche, ero costretta a fermarmi poiché in tutte le discipline vi era un punto in comune, un assioma che dal mio punto di vista sembrava non dare possibilità di ulteriore sblocco. Ogni scienza, teoria, disciplina di qualsiasi tipo sembrava trovare un’unica soluzione possibile al fine del benessere degli esseri umani; tale soluzione può essere riassunta nella frase “prestare la massima attenzione”.

Tutto mi diceva che in ogni caso, una volta individuata la causa del malessere degli esseri umani, sia che essa si presenti sotto forma di malattia, di angoscia, di mancanza di armonia, ansia, mal di vivere, tristezza, povertà o altro ancora, da tale causa non si poteva prescindere.

La causa del malessere, che più semplicemente nella maggior parte delle teorie viene definita “conflitto”, non può scomparire, poiché secondo tutte le teorie, tale conflitto, inesorabilmente si ripresenterà nella vita di una persona ancora e ancora. L’unica soluzione che trovano tutte le ricerche è quella di rendersi conto dell’insorgere del conflitto, e far sì che duri il minor tempo possibile, spostandosi su un’altra linea di vita, o intervenendo in vario modo per porvi riparo immediato. Questo era quanto io trovavo ovunque come soluzione, sia che si trattasse di scienze “nuove” sia che si trattasse di antichi testi. Le modalità indicate per tenere a bada il conflitto, poi sono un po’ diverse, e - a seconda della disciplina che si prende in considerazione - si può trattare di meditazione, di preghiera, di semplice osservazione attenta e consapevole del mondo che ci circonda, oppure di lotta vera e propria come in alcune tradizioni sciamaniche… Ma al di là delle differenti soluzioni indicate per l’abbassamento della soglia di conflitto, il minimo comune denominatore restava sempre il fatto che gli esseri umani dovevano avere a che fare con il conflitto durante tutto il corso della loro vita su questa Terra. Essi, pur essendo nati con infinite potenzialità, sembrava fossero in qualche modo destinati, per cause proprie o per cause determinate dai propri simili o dall’ambiente circostante, credenze, convinzioni, tradizioni, memorie apprese o memorie ereditate…a tenersi sempre all’erta attivandosi continuamente al fine di opporre la minima resistenza e far si che il conflitto durasse il minor tempo possibile.

Avevo fatto tesoro di ciò che avevo imparato su me stessa, sapevo quali erano i miei bisogni biologici, le mie strategie di sopravvivenza, il mio progetto – senso, il mio obiettivo di vita… Era proprio tutta questa conoscenza che mi impediva di pensare in una unica direzione e di prendere in considerazione solo l’eventualità che voleva la mia vita passata a prestare la massima attenzione, o a meditare o a fare cose simili…intuivo che questa potesse essere una delle soluzioni, ma sapevo per esperienza che le soluzioni sono infinite per ogni singola cosa o evento. Avevo la forte sensazione che tutti i metodi proposti per conseguire tale soluzione (tenere a bada il conflitto) fossero degli ottimi metodi, ma che nessuno di essi facesse per me, poiché miravano ad ottenere una soluzione che non era valida per la mia personale scelta di vita.

Infatti, se dovevo concentrare la mia attenzione a evitare il conflitto - ciò che impedisce agli esseri umani di vedere la realtà sotto un altro punto di vista e di comportarsi in essa in altro modo - e a cercare di avere una vita quotidiana piacevole, a cercare di stare in equilibrio e in armonia, non avrei avuto tempo ed energie per fare altro…Avevo altre cose in mente per me stessa, perciò desideravo avere salute e benessere a tutti i livelli sempre e costantemente, senza doverle ricercare e ricostruire ogni volta, e senza dovere prestare la massima attenzione in un continuo sforzo energetico di controllo della realtà circostante o di paura di poter perdere i benefici acquisiti a causa di una mia distrazione. Il benessere a tutti i livelli, doveva diventare un dato di fatto, acquisito una volta per tutte, al fine di potere andare avanti e dedicarmi a fare altro. Ero e sono infatti convinta che l’obiettivo di ogni essere umano sia fare evoluzione, e che la salute, la gioia, il benessere economico, la relazione sentimentale soddisfacente a tutti i livelli, il lavoro appagante… siano il punto di partenza e non il punto di arrivo per il suo cammino di evoluzione. Presi la mia decisione: se non trovavo negli scritti e negli studi di altri ciò che cercavo, forse, voleva dire che trovare questo genere di soluzione era una esigenza solo mia, e perciò ero io che dovevo trovarla, personalmente. Decisi di fare intenzionalmente il salto quantico scegliendo di vivere la possibilità quantica di assenza di conflitto e di equilibrio armonioso in tutti i settori della mia vita e a tutti i livelli.

Questa idea mi piaceva molto, sopratutto per due motivi: da un canto mi permetteva di risolvere quello che fino a quel momento sembrava fosse un problema solo mio, e che perciò stesso nessuno aveva interesse a risolvere, e d’altro canto mi consentiva di applicarmi alla ricerca che ormai sempre di più mi stava appassionando.

Quindi cominciai la ricerca che per due anni cambiò ulteriormente la mia vita. Questo cammino aveva ormai acquisito un posto primario nella mia quotidianità. Per due anni smisi di svolgere la libera professione che pure mi ha sempre appassionato e che continua ad appassionarmi, per dedicarmi per quindici, diciotto ore al giorno a questa ricerca. Si potrebbe pensare quel periodo della mia vita come mosso dalla compulsività o dalla dipendenza dalla ricerca stessa, ma ho la certezza che si trattasse di qualcosa di diverso. Si trattava di passione allo stato puro, ed essa, non rispondendo ad alcuna delle leggi e delle regole conosciute, assume il comportamento che ritiene più confacente a sé stessa, raggiungendo spesso dei picchi totalizzanti come in questo mio caso. Che fosse passione, bellissima e fiammeggiante, totale e pura, viva e intima, ne ebbi la certezza quando, una volta trovato lo strumento che cercavo, l’armonia e l’equilibrio hanno cominciato a fluire in me insieme alla nuova consapevolezza…





Il salto quantico

Avevo preso dunque la mia decisione: fare intenzionalmente il salto quantico.
A questo punto è indispensabile chiarire che cosa io intenda con la definizione salto quantico e per fare questo aprirò una breve parentesi per illustrare una delle modalità in cui si “manifesta” la realtà secondo la fisica quantistica. Il quanto è il valore minimo definito e indivisibile di una grandezza fisica che può variare soltanto per multipli di tale valore. Si tratta della quantità minima di “materia” sufficiente per essere studiata in laboratorio. Secondo la fisica quantica, la realtà, tutta la realtà – se osservata nella sua “manifestazione” sotto forma di particelle e non di onde - è fatta di infinità di quanti di luce, che vengono detti fotoni.

I quanti di luce creano dunque la nostra realtà. Immaginate di osservare una sequenza di tali punti luminosi che si susseguono uno dietro l’altro creando dei sottilissimi fili. Su ognuno di tali fili esistono delle possibilità differenti di vita, che vengono appunto dette possibilità quantiche. La realtà è data dunque da infinite scie di fotoni, che, dovete immaginare, corrono come linee parallele portando le possibilità quantiche che quindi risultano anche esse infinite. E’ questo il principio su cui si basa la teoria della fisica dei quanti secondo la quale vi sono possibilità multiple per ogni singolo evento, cioè per ogni singolo evento vi possono essere diversi risultati. E tali possibilità esistono già e sono già tutte realizzate ma su scie diverse di fotoni. Questo significa che ogni possibilità è già stata creata ed è presente nel nostro mondo, e che se si vuole passare da un risultato a un altro, lo si può fare facendo una sorta di salto di corsia, da una scia di fotoni a un’altra, e tale salto è detto appunto salto quantico.

Ciò che io intendevo fare, era dunque questo: passare dalla scia di fotoni in cui la mia vita si era trovata fino a quel momento, e in cui vivevo ormai con disagio a causa della presenza e del ripetersi ciclico dei miei conflitti, sulla scia di fotoni in cui la mia vita fosse libera da qualsiasi conflitto e di conseguenza da qualsiasi memoria cellulare che non fosse mia, perché ereditata o acquisita dall’esterno, o per qualsiasi altro motivo. La linea di possibilità quantica che ricercavo e sulla quale avevo scelto di vivere, portava in sé tutta una serie di conseguenze e di corollari : io cercavo la scia di fotoni in cui vi è la possibilità di cambiare delle informazioni cellulari, ed ero consapevole del fatto che ciò mi avrebbe permesso di cambiarle tutte, se lo avessi voluto. Tutte nessuna esclusa. Questi ragionamenti mi rafforzavano nel proseguire la ricerca, anelando al raggiungimento dell’obiettivo nel più breve spazio di tempo lineare. Per mia natura sono portata ad accelerare ogni qualvolta lo ritenga utile per me.

Nonostante il grande entusiasmo, mi sentivo tuttavia come una mosca che sbatte contro un vetro, proprio quando le sembra di intravedere la via d’uscita. Infatti, la scienza dei quanti non ha ancora trovato o, se ha già trovato, non ha ancora spiegato e divulgato la modalità con cui fare il salto quantico.

Fino ad ora ci si è sempre affidati ad una sorta di casualità, che a volte accade e a volte no . Per esempio gli esseri umani hanno coniato il termine di fortuna, per spiegare il salto quantico che a volte alcuni di essi riescono a compiere. Una grande vincita multimilionaria può cambiare la vita delle persone, fino anche ai più piccoli dettagli della quotidianità. Può cambiare non solo il proprio rapporto con i soldi, ma anche con il lavoro, con le relazioni interpersonali etc. Ma da sempre la fortuna viene rappresentata come una dea bendata che fugace e incostante, colpisce improvvisamente per poi altrettanto improvvisamente dileguarsi. Anche un grave terremoto può cambiare la vita di una persona in modo radicale: senza casa, senza beni e senza famiglia l’individuo si trova improvvisamente a doversi inventare un nuovo modo di vivere.

Poiché gli esseri umani sono portati a dare sempre dei giudizi, in tal caso si parlerà di tragedia. Ma io penso che si tratti sempre della medesima cosa: che si pensi a una tragedia o a un colpo di fortuna, si è sempre fatto un salto quantico. Per le scie di fotoni non esiste il concetto di bene o male, esse esistono e basta, e affidandosi alla casualità ci si troverà a camminare in alcune di esse o in altre, non importa quali. Avevo deciso di cambiare la mia vita e di fare il salto quantico passando esattamente nella scia fotonica da me scelta, perciò dovevo trovare il modo da sola, evitando di affidarmi alla casualità. Da questo punto di vista, dire che la casualità non esiste, è un luogo comune. Infatti, dal punto di vista delle scie fotoniche, anche la casualità è una possibilità quantica, e in quanto tale si può decidere di viverla oppure no.

Io avevo scelto di vivere diversamente, e sapevo che vi era la soluzione al come fare, la dovevo solo trovare. Partivo bene, perché sapevo cosa stavo cercando: il modo per cambiare la mia vita; quella di qua dal velo, e devo ammettere che avevo una possibilità in più per riuscire nella scoperta: la conoscenza di quell’altra realtà, dove ogni cosa mi veniva svelata in modo che io potessi comprenderla con facilità.

Avevo anche un valido aiuto datomi da tutti gli strumenti che avevo imparato a utilizzare attraverso i miei studi. E poi l’impresa mi appassionava e questo è un altro elemento che può aiutare molto in casi simili…E dunque cominciai.





Tra scienza e Spiritualità:

Avevo avuto fin dall’inizio la forte intuizione che la soluzione a ciò che stavo cercando, fosse dato dal punto di intersezione tra la scienza e ciò che io chiamo semplicemente spiritualità.

Quando parlo di Spiritualità mi riferisco a ciò che risulta intangibile per gli esseri umani, poiché non possono percepire la sua esistenza attraverso i cinque sensi. Ma questa parte intangibile, non manifesta secondo le modalità consuete, corrisponde al 90% dell’Universo in questione, perciò è impossibile prescindere da essa.

Secondo i ricercatori che hanno ricostruito con dei modelli informatici la creazione del nostro universo e il Big Bang attraverso il quale esso ha avuto origine, sembra che poco dopo l’istante dell’esplosione, il 90% dell’Universo sparisce. Cioè data una massa di materia pari a 100, subito dopo l’esplosione ne rimane solo il 10% circa. Dove è andata a finire la restante parte?
Sappiamo attraverso lo studio della nostra realtà che i quanti, vibrano a velocità differenti dandoci così consistenze diverse di “materia”, che per comodità definirò come più o meno compatta. Perciò, dirò che le rocce hanno una vibrazione bassa, per cui vengono decifrate dai sensori umani come più compatte; gli esseri viventi hanno una vibrazione più alta, ed essi hanno una struttura meno compatta, e così via fino ad arrivare, con l’aumentare delle vibrazioni, a strutture sempre più rarefatte, come i gas l’aria e tanto altro ancora… Elementi come l’aria e la luce, che vibrano a velocità altissime, sono dunque intangibili, ma ciò non ne compromette l’ esistenza ed anche l’ utilizzo da parte degli esseri umani. Si pensi ad esempio al fatto che molti gas, inodori, insapori, incolori, impalpabili e inudibili, vengono tuttavia imbrigliati dall’uomo all’interno di contenitori e utilizzati per il proprio benessere. Perciò si può affermare che continuamente, ci si serve di elementi che pur essendo intangibili e non manifesti, vengono considerati esistenti nella nostra realtà.

I Cosmologi hanno dunque ipotizzato che il 90% della massa costituente originariamente l’ Universo, abbia impresso a sé stessa, subito dopo l’esplosione, o forse contestualmente ad essa, una vibrazione talmente alta da essere divenuta impercettibile per il restante 5% di sé stesso, e quindi anche agli esseri umani che di quel 5% fanno parte. Tuttavia ritengono che tale massa esista e che sia tutto intorno a noi.

Sono perfettamente concorde con tale teoria, poiché per me la realtà “tutto intorno” è spesso tangibile nel senso letterale del termine.

La soluzione che stavo cercando, si trovava dunque nel punto di incrocio tra conosciuto e sconosciuto, tangibile e intangibile, manifesto e immanifesto. Ma la totalità dell’Universo, come campo di ricerca mi sembrava un po’ vasto, anche con tutti gli strumenti che avevo. Tuttavia, non ho mai rinunciato alla logica a favore della intuitività, né ho mai fatto il contrario, perciò ho imparato a utilizzare lo strumento che all’occorrenza si rivela quello migliore. Così, ancora una volta l’intuizione veniva in mio aiuto con un altro principio; il principio secondo cui ciò che è contenuto nell’infinitamente grande è altresì contenuto nell’infinitamente piccolo. Ovverosia l’Universo è olografico e ogni cosa contenuta nel tutto è contenuta anche in una parte del tutto. Mi servii perciò di tale principio che per intuito sentivo che poteva aiutarmi, e lo passai alla logica, per riflettere e ragionare su quale potesse essere un elemento dimensionalmente più piccolo che si comporta – relativamente alla percentuale di “utilizzo” che ne fa l’essere umano – come si comporta l’Universo.

La risposta arrivò subitanea, questo elemento è lo stesso cervello umano. Infatti, anche di esso gli scienziati dicono che venga utilizzata solo una percentuale tra il 5 e il 10% delle sue potenzialità. E che vi siano parti di esso inaccessibili… Ecco allora che potevo restringere il campo della mia ricerca ad un ambito molto più vicino a me: il mio cervello. Questa scelta presentava parecchi vantaggi, non ultimo quello di avere sempre a disposizione l’oggetto del mio studio.






Le onde cerebrali

Il funzionamento del cervello umano, è stato studiato da lungo tempo da varie discipline. Si sa che il cervello è sempre attivo e funzionante in qualsiasi momento della giornata, anche nel momento in cui il corpo risulta a riposo, quindi non solo negli stati così detti di veglia ma anche durante il sonno. Scientificamente, l’attività del cervello si esprime attraverso l’emissione di onde che vengono dette appunto onde cerebrali. Esse sono date da delle piccole differenze di potenziale elettrico e, benché attenuate, risultano ancora misurabili sulla superficie del cuoio capelluto. Il loro ordine di grandezza è delle decine di microVolt (1 microVolt = uV = 1 milionesimo di Volt). Esse oscillano in continuazione, creando il fenomeno delle "onde cerebrali". L’attività cerebrale e la conseguente emissione delle onde vengono misurate e visualizzate attraverso un macchinario detto Elettroencefalografo che riporta la misurazione su un tracciato grafico detto appunto Elettroencefalogramma.

Un tipico esempio di tracciato EEG è il seguente, in esso si possono distinguere 4 tipi di onde cerebrali, classificate in base alla frequenza, in base cioè al numero di oscillazioni al secondo, che vengono misurate in Hertz.

1 Hz = 1 ciclo/sec.

Vediamo di seguito le quattro tipologie di onde emesse dal cervello umano:
onde beta: hanno una frequenza che varia da 14 a 30 Hz e sono associate alle normali attivita' di veglia, quando l’individuo è concentrato sugli stimoli esterni. Le onde beta sono infatti per gli esseri umani, alla base delle fondamentali attività di sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che provengono dal mondo che li circonda. Per esempio, leggendo queste righe il vostro cervello sta producendo onde beta. Esse, poi, permettono la reazione più veloce e l'esecuzione rapida di azioni.

onde alfa, hanno una frequenza che varia tra gli 8 e i 14 Hz, caratteristiche degli stati di rilassamento e meditazione; la mente, calma e ricettiva, è concentrata sulla soluzione di problemi esterni, o sul raggiungimento di uno stato meditativo leggero. Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Risultano attive in particolar modo al momento dell’addormentamento e al primo risveglio, quando ci si trova sul filo tra la veglia e il sonno. Sono tipiche, per esempio, dell'attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione.


onde theta: hanno una frequenza che varia tra i 4 e gli 8 Hz, caratteristiche dello stato di sogno; sono proprie della mente impegnata in attività di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Tendono ad essere prodotte durante la meditazione profonda. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM del sonno, quella in cui si sogna. Nelle attività di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche.


onde delta: hanno una frequenza tra 0,5 e 4 Hz e sono associate al più profondo rilassamento psicofisico. Le onde cerebrali a minore frequenza sono quelle proprie della mente inconscia, del sonno senza sogni, dell'abbandono totale. In questo senso vengono prodotte durante i processi inconsci di auto-generazione e di auto-guarigione.


Le onde di transizione tra alfa e beta (intorno ai 13-15 Hz) vengono anche chiamate SMR. Le onde di alta frequenza, a partire da circa 25 Hz, vengono anche chiamate onde gamma.Fino a qui, quanto riportano tutti i manuali relativamente alla attività cerebrale del cervello e al suo comportamento nell’arco del tempo e dello spazio. E da qui potevo partire per fare le mie considerazioni. Dopo avere visto le modalità di funzionamento delle onde cerebrali, avevo compreso che la soluzione che cercavo si trovava proprio lì, anche perché, come precedentemente ho detto, la modalità in cui la realtà si manifesta sotto forma di particelle di materia, è solo una delle due modalità, l’altra modalità di manifestazione della realtà è l’onda. Perciò le onde cerebrali altro non sono che la modalità data al cervello per creare la realtà e per interagire con essa sotto la stessa forma.

Osservando il comportamento del cervello e le fasi di utilizzo delle diverse onde cerebrali, mi ero resa conto di quale fosse il rapporto esistente tra queste ultime e le varie discipline che io avevo preso in considerazione. Avevo compreso che la scienza tradizionale che si serve del ragionamento logico - razionale, utilizza prevalentemente le onde beta che, come si è detto sono onde di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli che provengono dal mondo esterno all’individuo. Si è detto che sono anche le onde che consentono la reazione più veloce, il che per me significa che sono le onde prodotte dal cervello quando si ha accesso alle così dette “risposte automatiche”, ovvero quell’archivio di risposte ereditate biologicamente, secondo alcune teorie o apprese dall’ambiente circostante, secondo altre teorie. Un archivio che, in tutti i casi, risulta alieno all’individuo e che è posto nel mesencefalo, una zona del cervello tra le più accessibili negli esseri umani. Sono le onde utilizzate per la soluzione del conflitto, nelle discipline scientifiche classiche.

Perciò le onde beta, poco profonde e molto frequenti, non erano ciò che stavo cercando, in quanto esse stesse si occupano di gestire la maggior parte di quelle potenzialità del cervello pari al 5% che l’essere umano è abituato ad utilizzare da millenni. Io desideravo trovare invece l’accesso al restante 90% di Universo. Presi quindi in considerazione le onde alfa, esse risultavano di minore frequenza rispetto alle beta, e quindi più profonde. Dagli studi scientifici, risulta che le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso, perciò è facile comprendere che sono le stesse onde che vengono utilizzate come soluzione al conflitto nelle discipline che si servono dell’utilizzo del “pensiero positivo”, in quelle che prevedono la recitazione di mantra o preghiere in cui la recitazione cadenzata di suoni o parole provoca una sorta di leggero stato di trance, e in altre discipline in cui sono previsti stati di meditazione poco profondi.

Sapevo già, per esperienza, che tali metodi si rivelavano validi, ma avevo avuto anche modo di rendermi conto che interrompendo l’attenzione consapevole, si interrompe il processo positivo innescato. Perciò per continuare a ottenere benefici da tali pratiche, bisogna continuare puntualmente nella disciplina, e mantenere alto il livello di attenzione, cose queste poco confacenti al mio bisogno di cambiamento continuo che male si adatta alla ripetitività, di qualsiasi genere essa sia. Mi rendevo conto che utilizzare consapevolmente le onde alfa equivaleva per il cervello a sovrapporre un nuovo file di soli 2 megabit, a un file più antico, già presente in alcune parti da milioni di anni nella sua memoria, e avente una potenzialità pari a centinaia di migliaia di terabit. Il nuovo file, inteso come vibrazione più alta, dapprima funziona, ma al primo allentare della nuova vibrazione, viene messo fuori uso da quello più antico e potente che riprende il sopravvento, cancellando il nuovo. Mi rendevo conto che tutto questo può accadere solo perché si sceglie di sovrapporre un file nuovo e meno potente al vecchio file conosciuto dal cervello, e questo faceva nascere in me la domanda: quando e come la cosa può funzionare? Come fare a cambiare il file, o se preferite la vibrazione, e stabilizzare il nuovo modo di essere per il cervello?

Mi resi conto che nella realtà, ciò che funziona in maniera duratura per migliorare una struttura di base come per esempio una fondazione, senza demolire la parte soprastante, non è dato dalla sovrapposizione di una nuova struttura, ma dall’interazione di una parte nuova e tecnologicamente più avanzata con la struttura vecchia, ovvero con le sue parti ancora efficienti e utili. Alla stessa maniera, avrei dovuto interagire con il vecchio file contenuto nel mio cervello, andando a togliere le parti che non sono più di utilità per la mia vita attuale e sostituendole con le nuove create da me e quindi più adatte alla mia vita attuale. Ma si può comprendere che questo non è fattibile con i soliti metodi e quindi con le onde beta e alfa, bisogna lavorare con onde diverse, più lente, affinché si possa entrare in profondità ed andare ad operare su dei programmi che spesso sono a livelli profondi del nostro essere, quindi il livello inconscio o altri che non ha importanza elencare ora.





Le onde “giuste”:

Compresi dunque che le onde giuste per fare questo sono le onde theta e le delta. Ma ricordate, si è detto che secondo gli studi scientifici, queste onde sono attive solo durante le fasi rispettivamente del sonno con sogni e del sonno profondo. Ora, bisogna avere la possibilità di utilizzare tali onde a livello conscio e questo è il vero strumento.

Per quanto riguarda le onde theta, si è però detto che talvolta possono essere misurate anche in soggetti in stato di veglia che stiano compiendo operazioni di grande creatività, e sono perciò immersi in una sorta di trance creativa. Nelle attività di veglia le onde theta sono il segno di una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo. Genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche. Naturalmente mi era capitato spesso di trovarmi in quella condizione: quando ero intenta a progettare, quando mi collegavo a quella che io definivo “l’altra realtà”, quando scrivevo…

Conoscevo bene dunque l’utilizzo consapevole delle onde theta, sia per esperienza personale che per avere studiato il metodo per il loro utilizzo, codificato da una specifica disciplina negli ultimi anni. Tuttavia, comprendevo che per me stessa avevo bisogno di qualcosa di diverso, che andasse oltre a ciò che le onde theta mi consentivano. Esse infatti pur arrivando a interagire con il vecchio file, non sono sufficienti a sostituirne delle parti considerevoli, poiché per loro stessa natura, si basano per l’attività, sul mesencefalo, dove si è già detto sono presenti le emozioni, ma anche le così dette risposte automatiche ereditate o acquisite. Perciò è per tali onde impossibile esulare da alcune delle risposte automatiche poste in profondità, e quindi i cambiamenti operati mediante esse, risultano sempre relativi e mai assoluti. Attraverso le onde theta si possono operare cambiamenti nell’individuo, che però sono sempre rapportati alla “consuetudine” degli altri individui, e quindi sono relativi. Si può per esempio cambiare lo stato di malattia in stato di salute, ma poiché verosimilmente, a causa del conflitto l’individuo ha perduto l’immagine stessa di “stato di salute”, le onde theta daranno un’ idea di stato di salute relativo a ciò che è il pensiero comune, e spesso tale immagine relativa viene facilmente rimossa perché riassorbita dal vecchio file. In base alla mia esperienza, attraverso le onde theta non si ha la possibilità di accedere a quella che io definisco la Matrix Personale di ogni individuo, data dalla propria vibrazione elettromagnetica e all’interno della quale è possibile trovare lo stato di salute migliore in assoluto per quello specifico individuo. Questo significa che attraverso le onde theta non è possibile proiettare per esempio l’immagine migliore in assoluto dei valori glicemici nel sangue per una determinata persona, ma consente solo di proiettare una immagine dei valori glicemici nel sangue, migliore, secondo delle convenzioni statistiche di laboratorio.

E’possibile dunque, dare solo una immagine di salute corrispondente a valori statistici. Se poi si ragiona su quanto appena detto, traslandolo nell’ambito comportamentale delle persone, si avrà la proiezione di immagini stereotipe – si pensi all’immagine di bene, di gioia, di felicità…- basate su luoghi comuni e non su una personale consapevolezza; basate cioè su ciò che comunemente si pensa sia bene, possa dare gioia etc. In questo modo, è come se si togliesse dall’individuo uno schema, per andarne a sostituire un altro fatto comunque di giudizi di valore e che, secondo il mio modo di pensare,rende gli individui non più tali, ma sempre e comunque omologati, seppure nella felicità.

Per tutti questi motivi, il risultato raggiungibile con l’utilizzo di tali onde, seppure ottimo considerato in relazione al punto di partenza, non era sufficiente per me che ormai ero entrata nell’ottica di trovare la soluzione totale e passare infine a fare altro. Presi atto che ciò che cercavo non potevano che essere le onde delta. Ma di esse, per definizione si sa solo che sono create nella zona dei lobi frontali detta Zona del Silenzio. Una zona ritenuta inaccessibile a livello conscio. I miei due anni di ricerche, sono stati volti a trovare il modo di avere l’accesso consapevole ad esse e di poterle quindi utilizzare.





Le onde delta:

Non mi si chieda di dimostrare con esperimenti in laboratorio quanto di seguito dirò, perché non saprei farlo, tuttavia ciò che so è che attraverso l’utilizzo di tali onde è possibile cambiare profondamente la vita degli esseri umani e riportarli a essere quegli esseri che essi sono da sempre stati: in perfetto equilibrio con l’Universo tutto. Coloro che l’hanno sperimentato con me negli ultimi due anni possono confermarlo, poiché hanno visto la propria vita cambiare radicalmente. Essi hanno fatto la scelta della realtà quantica che desideravano vivere e ora sono nell’armonia del Tutto. Da esseri bisognosi di aiuto quali erano sono divenuti esseri in grado di aiutare, poiché hanno riacquisito la maestria della propria vita.

Per quanto mi riguarda cercherò solo di spiegare il funzionamento di tutto ciò che amo definire come un modo, tra i tanti possibili, per fare il salto quantico. Un modo per cambiare la propria realtà e seguire una nuova possibilità quantica di realizzazione della propria vita.

Vi parlerò della mia esperienza e del messaggio ricevuto relativamente alla “Legge delle altre dimensioni”, alla comprensione della quale, sono arrivata grazie all’utilizzo della capacità innata di collegarmi con parti dell’Universo in cui è possibile apprendere anche di discipline a noi del tutto sconosciute. O - se preferite vedere la cosa dal punto di vista psicobiologico - alla comprensione della quale sono giunta ri -attivando le memorie presenti da sempre nelle mie cellule e sopite da millenni. Questo dimostra che quanto contenuto in quello che è stato precedentemente definito il file antico, è in parte ancora valido, in esso sono infatti contenute delle informazioni ancora oggi preziosissime per gli esseri umani, e dipende solo dall’uso che essi ne fanno. La legge delle altre dimensioni, si attua mediante l’utilizzo cosciente delle onde delta e serve a manifestare la propria realtà su tutti i Pani Dimensionali.

Attraverso la legge delle altre dimensioni, e il conseguente utilizzo delle onde delta, noi possiamo creare la nostra realtà su ogni piano sia della nostra dimensione, sia di altre dimensioni.

Ciò che io so è che mentre le onde theta, sono di propagazione mediata in risonanza con l’Universo, e quindi non agiscono immediatamente nella realtà in cui siamo immersi corporalmente e materialmente, le onde delta, hanno una molteplice caratteristica e cioè sono sia di propagazione immediata in risonanza con l’Universo per la nostra realtà materiale e corporale e per tutte le altre realtà in cui gli esseri umani esistono, sia di propagazione programmata in risonanza con l’Universo. Questo significa che attraverso esse noi siamo in grado di interagire sia sul terzo Piano Dimensionale che è quello nel quale ora si trova la Terra e gli esseri umani che la popolano, sia negli altri ventidue Piani Dimensionali, nei quali ogni essere umano esiste, pur non trovandosi materialmente in essi. E questo perché la legge delle altre dimensioni trascende le leggi del terzo Piano Dimensionale.

Quest’ultima affermazione ha implicazioni di notevole portata, infatti, ragionando sui relativi corollari, tale Legge consente di accedere alla immortalità, alla immunità, alla infinità e alla immaterialità che sono proprie di altri Piani Dimensionali. La legge delle altre dimensioni, era conosciuta in alcune delle sue parti anche da quello che io definisco il Popolo Antico, in un tempo molto lontano dal nostro. Tuttavia ora so che questa legge, non è mai stata conosciuta fino ad ora, nella sua totalità e sotto questa forma sulla Terra. Infatti, quando il Popolo Antico operava con questa legge, doveva farlo su un altro piano dimensionale. Si trasferiva cioè con il proprio essere su un altro piano di esistenza e da lì poteva utilizzare la legge. Questo non ha mai consentito alla Terra di poter utilizzare per intero questo potenziale.

Ora, la possibilità di poter utilizzare per intero questa legge nel nostro piano dimensionale, ha un significato molto ampio, e le possibilità sono facilmente intuibili: per esempio, consente di accedere alle leggi riguardanti la nostra convenzione sul tempo, e quindi uno dei corollari di questo è l’immortalità del corpo, poiché le leggi cui fino ad ora esso è stato sottoposto sono quelle legate alle convenzioni di tempo che ne hanno determinato l’invecchiamento e la morte.

In quanto convenzione, il tempo è un elemento strettamente del piano di esistenza umano, quindi ininfluente sulla legge in questione. La legge del delta, dà accesso a un diverso utilizzo della materia, poiché anche questa è legata alla convenzione di spazio. In questo campo già nel passato si hanno testimonianze dell’utilizzo della materia in modo diverso, si pensi per esempio ad alcune arti marziali nelle quali è possibile camminare nell’ aria seppure per un brevissimo lasso di tempo, per non parlare di chi ha camminato sulle acque…modi diversi di utilizzare la materia dunque, fino ad ora definiti miracolosi o quasi, mentre con la conoscenza della legge delle altre dimensioni, è possibile dar luogo alla smaterializzazione del corpo e di qualsiasi cosa presente nell’attuale piano dimensionale e la materializzazione in un altro punto qualsiasi della Matrix Universale. La Legge delle altre dimensioni trascende, come ho detto, le altre Leggi della fisica presenti nel piano di esistenza corporale - umano e quindi non sottostà ad esse, perciò supera la legge di compensazione che è propria di questa dimensione e non altera gli equilibri della Terra quando viene utilizzata. Significa che non si creano problemi in alcuna parte del globo o di altre dimensioni. Anche se si è scettici su di essa, può essere utilizzata lo stesso, poiché è una Legge e funziona. Per utilizzare tale Legge, è necessario sbloccare i lobi frontali, e poi sbloccare la così detta “ Zona del Silenzio”. Sbloccare questa Zona del cervello equivale a poter utilizzare a livello consapevole e in stato di veglia le onde delta che vi si formano. Dopo aver fatto gli sblocchi, attraverso la pratica si arriva alla maestria nell’utilizzo consapevole delle onde delta e attraverso esse si passa alla fase attiva che consiste nella localizzazione, della “mappa” di tutti gli aspetti della propria vita. Grazie alla conoscenza della mappa, si opera con molta facilità poiché si va a creare la realtà esattamente nel punto esatto della scia fotonica corrispondente alla realtà quantica che si sta vivendo, che più si desidera cambiare; o meglio, se si osserva da un altro punto di vista, si va ad operare il salto quantico dirigendosi esattamente sulla scia fotonica che più interessa .

Questo è stato il mio primo approccio a quella che ho definito la Legge del Delta. In seguito, studiando a fondo, sono arrivata ad altre conclusioni e ad ulteriore comprensione.

Quello che io ora so è che le delta sono onde molto lente, perciò ampie e profonde, hanno una vibrazione altissima, tale da permettere di interagire con tutto, e tale da permettere di fare il salto quantico. La cosa più importante è che attraverso di esse si può accedere alla nostra stessa vibrazione massima, ovvero al 90% di Universo o se vogliamo di potenziale del cervello da noi inutilizzato e averne l’immagine consapevole.

Questo fa sì che quando noi cambiamo la nostra vita, non immettiamo delle altre convinzioni o credenze mutuate dall’esterno, ma possiamo proiettare ciò che è il meglio in assoluto per noi. Ciò significa che le onde delta danno non più l’immagine relativa di una parte, ma l’immagine assoluta del tutto.

Consentono cioè di accedere al tempo circolare dell’Universo, spostandoci dalla nostra linearità temporale e dandoci la possibilità di compiere salti quantici continuamente.

Il delta dà l’accesso a quella che io definisco la Matrix Personale della quale ora dirò solo che è data da tutti gli incroci spazio temporali possibili per ogni individuo.

Avete idea dell’enormità che questo comporta nella vita umana? Significa che possiamo consapevolmente scegliere quale corso vogliamo seguire nella nostra vita, in ogni settore della nostra vita, in ogni piccola sfaccettatura del nostro quotidiano

Significa che possiamo scegliere quale situazione vogliamo vivere dal punto di vista del benessere fisico, economico, emozionale, intellettuale, spirituale…

Questo significa che innalzando le nostre vibrazioni abbiamo maggiori strumenti per creare la nostra realtà, abbiamo cioè la possibilità di ri armonizzarci con il tutto, con l’Universo e di attingere da lì ciò di cui abbiamo bisogno, a qualsiasi livello. Infine abbiamo la possibilità di scegliere in quale corsia continuare la nostra vita. Ma è chiaro che per fare questo bisogna vibrare alla stessa velocità dei fotoni che compongono tali realtà. Perciò io dico che per operare il cambiamento bisogna che noi riusciamo a vibrare in delta, la cui vibrazione è pari a quella della luce. Ogni cosa che riguarda gli esseri umani appartiene a uno specifico “Piano Dimensionale”, con le onde delta si può decidere cosa manifestare e dove. Mediante esse si ha accesso a tutti i Piani incondizionatamente e si può interagire con tutte le Energie.

Ho anche compreso quale sia la differenza sottile tra le onde theta e le onde delta nella creazione della propria realtà. Si è detto precedentemente che la differenza principale, consiste nel fatto che le onde theta sono onde di propagazione mediata in risonanza con l’Universo, mentre le onde delta sono onde di propagazione immediata e programmata in risonanza con l’Universo. Oggi posso affermare che questo significa che le prime si propagano nell’Universo mediante un mezzo, qualcosa che le sostiene, mentre le onde delta si propagano comunque, a prescindere dal tutto. Quindi le theta si propagano nella materia, senza il cui substrato non potrebbero esistere, mentre le delta esistono a prescindere dalla materia. E questo è anche il motivo per cui le delta esistono su tutti i Piani Dimensionali, mentre le theta esistono solo nei Piani in cui la vibrazione è più bassa. E ancora, cosa significa che le onde delta sono onde di propagazione programmata in risonanza con l’Universo?

Significa che l’effetto richiesto alle onde, poiché si realizza nella realtà quantica in cui non vi è la convenzione spazio-tempo, si può programmare affinché si materializzi in un dato tempo e in un dato spazio secondo le regole della realtà dimensionale in cui si trova al momento attuale la Terra. Quanto appena affermato, ha come conseguenza immediata che le onde delta se usate consapevolmente, danno accesso a: immunità, immortalità, infinità, trascendenza delle leggi relative alle tre dimensioni, immaterialità….

L’unica legge relativa alle onde delta è detta la “la legge delle altre dimensioni” mai conosciuta fino ad ora sotto questa forma sulla Terra.





Utilizzo della Legge del Delta:

Questa legge, è al di fuori delle leggi della fisica finora conosciute, non ubbidisce né al concetto di causa – effetto, e quindi nell’utilizzo non si alterano equilibri già predefiniti, né al concetto secondo cui esiste “ una dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali”, che comunemente viene definito l’effetto farfalla. Essa non sottostà a nessuno di questi principi, né turba ciò che vi sottostà, ma semplicemente è in grado di interfacciarsi con il Tutto cambiando solo ciò che occorre cambiare, senza effetti collaterali.

Essa semplicemente E’.

.:ONDE-DELTA:.